La città di ferro

Restiamo per un istante sospesi nel secolo XV. Leonardo è un giovane apprendista nella bottega del Verrocchio; la strada che lo condurrà da Firenze a Milano è ancora celata nel desiderio di intraprendenza dell’artista.

Mentre nelle Repubbliche di Venezia, Genova e Firenze, il potere era giostrato dietro le quinte dalle forze ubique di banchieri e mercanti, nel Ducato di Milano era presente una corte regnante, che lo distingueva dal carattere mercantile delle altre città Italiane.

Da oltre duecento anni gli stendardi dei Visconti prima, e degli Sforza dopo, avevano imperato sui picchi delle mura cittadine.

Le due dinastie avevano infuso nel ducato milanese la tradizione militare. Lo stendardo con il basilisco dei Visconti, che si era poi incrociato in una danza tortuosa con l’aquila coronata degli Sforza, ribadiva a voce alta la natura marziale di Milano; i regnanti si autoproclamavano duchi per diritto ereditario e ne sancivano l’autorità degli uomini d’arme.

Nel 1450, al tramonto della dinastia Visconti, era giunto il tempo di un nuovo influsso per la città, il dominio della famiglia Sforza. Francesco, il primo della stirpe a regnare su Milano, era uno dei sette figli del capitano di ventura e condottiero Muzio Attendolo. Sarà l’inizio di un passaggio ereditario tormentato, macchiato dal sangue degli stessi discendenti della famiglia.

Il ducato di Francesco durò fino alla sua morte, quando prese il posto per passaggio ereditario il figlio; una carica che ebbe breve durata: fu assassinato dopo qualche anno dalla sua nomina. Il titolo passò pertanto al figlioletto di sette anni Gian Galeazzo. Ignaro del destino infausto che lo stava aspettando, Gian Galeazzo si lasciò influenzare dal magnetismo dispotico dello zio, Ludovico Sforza, detto il Moro, un uomo vigoroso e forte, oscuro come la carnagione che lo distingueva, determinato ad attrarre a sé il potere.

Il temibile zio aveva architettato un piano per condizionare il nipote, un intento che lo avrebbe condotto lentamente a diventare il futuro duca di Milano. Ludovico aveva cercato di screditare il legittimo erede, facendolo apparire effeminato e viziato agli occhi dei sudditi, oltre a impedirgli di far nascere un successore, che avrebbe vanificato gli sforzi per la conquista del titolo. Ma i piani non andarono come sperato e nel 1491 Gian Galeazzo ebbe un figlio, Francesco.

Le vie del potere, tuttavia, imboccano a volte strade oscure, e qualche anno dopo Gian Galeazzo morì in preda a malessere, dolore, febbre e atonia; i sintomi dell’avvelenamento. Ludovico Sforza, rimasto nascosto nell’ombra, emerse come nuovo Duca di Milano, scavalcando il dovuto successore, ottenendo la nomina di dux e raggiungendo l’apice della supremazia politica.

Ludovico, consapevole dell’illegittimità della sua carica, cercò di legalizzare il suo potere con l’arte e la cultura, riempendo la corte di studiosi, artisti e grandi personalità. Il temperamento forte e il carattere bellico del Moro, non fecero altro che attrarre l’ambizioso Leonardo, alla ricerca di un protettore che avrebbe considerato i suoi progetti di ingegneria militare.