Lucrezia: le stagioni dell’arte

“Ja Pishu Kartin; io scrivo con i quadri”

Il percorso artistico di Lucrezia è un ciclo, un avvicendarsi di stagioni.

La sua ricerca ha inizio durante il periodo di studi all’Accademia di Belle Arti di Brera, in cui passa attraverso l’osservazione di alcuni oggetto del pensiero magico: talismani, amuleti, ex voto. Sono manufatti di uso comune, intrisi di spiritualità e sacralità, che per Lucrezia, in quanto artista, sono legati a una fede di carattere laico.

La domanda che nasce dall’analisi è significativa e misteriosa: quando un oggetto è sacro senza essere religioso?

“Attraverso le mie opere cerco di rispondere a dei problemi; o cerco di sottoporre gli spettatori a delle domande”

Questo quesito ha condotto l’artista lungo un pellegrinaggio alla ricerca della dualità di presenza e assenza, che l’ha portata a percorrere strade lontane, attraverso il simbolismo della cultura russa, dove è avvenuto l’incontro con l’iconografia. La religiosità e la sacralità dello stile artistico e delle icone hanno segnato un punto focale per l’indagine: una connessione tra religione (abbondanza e presenza) e sacralità (assenza ed elevazione).

L’iconografia è la scrittura dell’immagine, eseguita in campo artistico attraverso il simbolo; un segno dipinto o disegnato che si manifesta al momento dell’atto. Di conseguenza l’arte, in quanto scritta, è associata a una grammatica definita, che ne permette l’interpretazione. Secondo Lucrezia lo studio della grammatica è la chiave per comprendere l’arte: le opere non parlano ma è possibile abituare i sensi a coglierne il significato attraverso la comprensione della sintassi.

“Attraverso la grammatica dell’arte mi piace vedere come tutto torna: com’è l’origine delle cose e come si può rapportare ad oggi. E’ una ricerca storica che faccio tra presenza e assenza, tra passato e presente.”

Questi elementi hanno accompagnato Lucrezia attraverso il suo viaggio e verso la seconda stagione del suo ciclo artistico, per esplorare più a fondo la dualità e comprendere il vero compito dell’arte: l’evocazione.

La dualità è rappresentata dall’incontro intangibile tra presenza e assenza. Un accordo di entità che viene espresso nell’arte e anche in altre discipline come la fotografia: il punto impercettibile che divide tangibile e intangibile. L’arte trova tuttavia stabilità nell’educazione, nella percezione dell’equilibrio labile tra le due essenze. L’equilibrio è percettibile nella rappresentazione di un fiore: una rosa non verrà dipinta come la perfetta riproduzione del reale, ma la sua raffigurazione artistica cercherà invece di evocarne la freschezza, il profumo, la bellezza.

“Quando unisco i punti mi piace voltarmi, e dall’arrivo, guardare la partenza. È affascinante vedere fino a dove può arrivare la mente umana.”

Il legame è visibile in ogni stile artistico e Lucrezia ne indaga l’origine oltre lo strato superficiale. Dalle incisioni rupestri, al rinascimento, fino all’arte contemporanea. Avviene perciò una ricerca storica tra presente e passato, un’indagine sull’evoluzione dell’interpretazione. Lo spiazzamento e la paura che un tempo venivano mostrati attraverso mostri, chimere ed entità sovrannaturali, sono oggi rappresentati attraverso l’esplorazione dell’animo umano con l’arte contemporanea.

“Le opere d’arte non possono essere mai iniziate e finite. Spolvero è un arrivo ma anche la partenza per una nuova esplorazione”

Come l’arte nella storia, anche il percorso dell’artista è parte di un processo oltre il limite dell’inizio e della fine, una costante indagine alla ricerca della verità.

Spolvero è una fase lunare nel susseguirsi delle stagioni di Lucrezia, un punto che nasce dall’incontro con Andrea, l’altro volto protagonista. Nel connubio tra dualità degli elementi, la stessa opera dell’artista rappresenta un arrivo ma anche una partenza, per esplorare l’arte attraverso un nuovo punto di vista, originato dal crocevia tra arte, tecnologia e passione.